Consiglio. Libonati (Dec) su dati Istat 2011

Pubblicazione: 19 luglio 2011


I dati sulla povertà comunicati dall'Istat rispecchiano ancora una volta la fotografia a tinte oscure di un’Italia a due velocità che vede il Sud sempre più penalizzato dalle politiche economiche ed occupazionali stabilite in sede centrale . Un sud che fa emergere tutto il suo disagio all’interno del pericoloso meccanismo finanziario italiano su cui è incentrato un inefficiente dibattito politico che impone tagli alla spesa pubblica e produttiva, penalizza i comuni cittadini, i lavoratori dipendenti, i precari, le famiglie e i pensionati mentre premia le rendite, tutela le corporazioni forti, privilegia alcune caste. Ancora una volta nel degrado meridionale, spicca la drammaticità della Basilicata dove l’indice di povertà interessa il 28,3% delle famiglie che non riescono a garantirsi un sostentamento e che devono fare i conti con il precariato, con le spese quotidiane e con la necessità di doversi privare anche delle cose più semplici.
Quella maglia nera attribuita alla Basilicata, rappresenta un degrado sociale senza eguali che mortifica e fa riflettere perché, se pur il dato non sorprende, è sintomatico di una situazione in continua evoluzione negativa che peggiora di anno in anno. La disfatta del sistema economico e sociale italiano, e quindi lucano, va ricercata in un contesto occupazionale che garantisce allo stato attuale solo il becero criterio del precariato che, affiancato alla crescente disoccupazione, non permette di assicurarsi un’economia familiare stabile. Alla crescita dell’indice di povertà, è notorio che abbia contribuito anche l’elevato costo del denaro ed in particolare l’incidenza dell’euro che ha portato ad un aumento indiscriminato di ogni prodotto commerciale gravando soprattutto sul sistema dei beni di consumo alimentare. Il dato della Basilicata stride non solo rispetto al resto dell’Italia, ma anche rispetto ad un mondo globalizzato che taglia fuori inevitabilmente le regioni più piccole ed ipoteticamente con meno possibilità di competere sui mercati. La risposta alla grave crisi, alla povertà e ad un sistema sociale iniquo deve venire proprio da questa regione che, pur avendo mille potenzialità, spesso appare incapace di sfruttare al meglio le proprie risorse. Ben venga l’ipotesi di incentivi all’occupazione, ai ricambi generazionali negli assetti societari delle imprese lucane ed alla rivalutazione delle eccellenze naturalistico-ambientali esistenti in regione: occorre però fare in modo che in particolare i giovani si costruiscano il proprio futuro senza il timore di fallimenti economici costantemente in agguato. In questo, nonostante le esigue risorse, è chiamata ad un ruolo importante la Regione che deve fare leva sulle giovani generazioni per non continuare a perdere menti eccellenti che, in preda al rischio povertà, si dirigono verso aree minimamente più floride del Paese. Solo trasformando le ipotesi in fatti concreti si potrà garantire ai lucani di domani di avere una minima possibilità di contribuire ad arginare il fenomeno della povertà sociale e di inserirsi davvero in un contesto globale che vuole la società civile basata sul lavoro e sul guadagno collettivo.



Vincenzo Libonati (Dec)